mela

donne che sclerano troppo

Lei - Bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla bla ...PERCHE' TU AMI TROPPO TE STESSO!

Lui - Beh, più che altro... mi desidero, ecco.
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Denti e altre amenità

Dal mio dentista la prima cosa che si vede entrando è Marco.
Marco è il receptionist omosessuale, ma contrariamente ai pregiudizi sugli omosessuali non è nè sensibile nè simpaticissimo. Anzi, oserei dire che mi sta sulle palle. La seconda cosa che si vede è la superassistente, che invece è simpaticissima, bionda, sveglia e sebbene sia un tantino passatella è pure gnocca. la superassistente la scorsa volta mi ha chiesto di far passare davanti per la seduta di igiene un tizio a cui Marco aveva incasinato l'appuntamento, e io ho gentilmente acconsentito. Il tizio è entrato emanando potere e sorrisi falsissimi dietro uno sguardo di ghiaccio, e sotto la giacca a pied de poule riusciva perfino a non sudare nonostante i trenta gradi. Io e la superassistente scambiandoci un solo sguardo abbiamo capito che la mezz'ora successiva sarebbe passata a cucire colletti addosso al tizio, e così è stato: mentre sguardodighiaccio faceva il tagliando al sorriso con cui probabilmente lavora, due stanze più in là veniva sistematicamente demolito senza ombra di pietà.
Ho così scoperto che la superassistente ha un passato in odontostomatologia pediatrica, che ha visto bambini crepare per malattie del cavo orale incurabili e che tizi come sguardodighiaccio le fanno lo stesso orrore che fanno a me. Fa questo lavoro perchè la sua analista l'ha obbligata a smettere, a ridurre il carico emotivo. Fa bene. Non so quanto il Dottore si renda conto che i sorrisi della superassistente sono la cosa più importante del lavoro che fa per lui.

Comunque stavolta intervento in gran pompa: mi è stato fatto bere un goccio di valium e indossare un camicino verde scuro, sopra il quale è stata stesa una copertina che anche il più piccolo germe poteva solo raccomandare la sua animaccia nera al dimonio. Mi sono stati tolti gli occhiali e mi è stato fatto mordere un giubbotto salvagente di quelli che si trovano sotto la vostra poltrona perchè non mi si stancasse la mascella. Sono stato bucherellato con un siringone da cavalli e mi è stato iniettato il più avanzato dei composti del curaro sulla cui fiala era raffigurato un indio amazzonico in preda alla depressione, dopodichè il Dottore si è avvicinato alla potrona e ha cominciato il suo lavoro. Quando si è messo ad avvitarmi il perno con una minichiave a cricchetto mi sono sentito una Mustang nelle mani di un meccanico di un paese sperduto nell'Iowa, uno di quei tizi la cui vita si concentra in due azioni fondamentali: tagliare il grano e fare della propria automobile un'astronave pronta a solcare pianeti. Negli intervalli può mangiare pollo fritto.

Adesso ho un po' di punti in bocca, una scorta di gelato da qui alla fine del mondo, una fame da lupi di roba salata e croccante dovuta al fatto di non poterla mangiare e tanta novalgina nell'armadietto da farmi arrestare per possesso di stupefacenti. Speriamo che duri.
mela

post insignificante giusto per condividere la musica

Che poi non è mica così semplice: praticamente di Moon River hanno fatto TUTTI la loro versione.

Audrey Hepburn:
Poche balle! Una che insieme alla principessa Sissi ha fatto dell'anoressia un fenomeno di moda qualche asso nella manica ce lo doveva avere. Il libro, ho scoperto grazie a un complimento del quale non saprei sdebitarmi e che infatti ho fatto finta di ignorare, è opera di Truman Capote. Lo metto in whishlist, e intanto penso che alla scena di lei che va nel vicolo sotto la pioggia a cercare il gatto mi metterei tuttora a frignare a fontanella. Sono un cazzo di romantico, porcoboia!
Nel libro, peraltro, lei molla il gatto e sparisce col miliardario.

Frank Sinatra:
Eris crooner in aeternum. Quando l'ho messa su, il video mi è esploso in una cascata di lustrini, profumo di battone di Las Vegas, ammiccamenti al pubblico e il retrogusto di una bottiglia di bourbon bevuto sulle fettuccine.

Dean Martin:
Come sopra, ma molto più ubriaco.

Louis Armstrong:
Quando la più alta espressione del genio è fare il pagliaccio non posso non amare chi lo fa. Vecchio negro marpione!

Fausto Papetti:
Ritmo accelerato, effetti seventies. Complessivamente una merda (ma grazie comunque per le copertine dei dischi, Fausto: chi nega di averle esplorate fino all'ultimo millimetro mente. O è una donna).

R.E.M.:
Ciao, siamo i R.E.M. e stiamo cantando qualcosa.

Paul Anka:
cià cià cià. Le mie corde vocali non reggono. cià cià cià. Me ne devo d'annà

Barbra Streisand:
niente di che. Qualcosa la si deve cantare, ogni tanto.

Richard Clayderman:
Alle volte Spesso ci si chiede come la Francia abbia potuto conquistare l'europa ai bei tempi di Napo nano capo. Deve essere qualche sostanza segreta che hanno messo nel formaggio, altrimenti non si spiega. E ridacci la Carlà, ladron d'un president gagà.
  • Current Music
    Audrey Hepburn - Moon River
mela

frammento di pensieri sul sesso

Amo il pompino. Non come atto, come parola in sè: essenziale eppure esaustiva, volgare eppure chiara, un piccolo baluginio di luce che dice senza spiegare; pom-pi-no: tre sillabe che racchiudono in sè l'essenza stessa dell'atto.

"Pom", un inizio maestoso che immediatamente fa pensare a una sinfonia di Beethoven (Pompompompom! Pompompompom!) o alle suadenti, misteriose note che da Radio Londra guidavano la lotta partigiana (Pompompompom! Pompompompom!), per tacer di quel canto orfico proprio del volgo calcistico che era così in voga all'epoca di quel rito simbolicamente catartico noto come "i Mondiali" (pom pompompompompoooom).

"Pi", a seguire. una nota in calare, come a suggerire, contrapposta alla precedente, il movimento ondulatorio proprio della pratica. Ma anche Pi, la lettera greca che simboleggia il mistero del cerchio, il numero sublime grazie a cui dal diametro del cazzo possiamo ricavare la circonferenza, dato molto utile alle giovini fanciulle che non si vogliono slogare la mascella. Pi, il minimalismo e la semplicità, essenziale come un haiku, tagliente come la spada del samurai col bimbo oligofrenico nel carrettino.

E infine "No", la calma dopo la tempesta. Una sillaba neutra, che lungi dall'essere futile racchiude e concentra in sè tutto quello che c'è stato in precedenza. No, la risposta alla domanda "ti è piaciuto?". No, il teatro di corte, altro che quei kabuki de' miei coturni! No, la rappresentazione del mondo quando la volontà viene meno, o quantomeno è già venuta. La fine, che come tutti sappiamo non è altro che inizio di qualcosa di più interessante.

Allo stesso modo in cui amo la parola pompino odio il suo corrispettivo femminile: cunnilinguus! Una parola infida, strisciante, tutta schiocchi di palato e sibili di serpe, cocci aguzzi di bottiglia in questo seguitare una muraglia. Una parola che simboleggia la femminilità nascosta e traditrice, un grilletto che non spara, o se spara è meglio trovarsi da un'altra parte. Una parola che se si è avuta l'accortezza di piazzarsi in posizione per tempo, quando si è finito di dirla lei è già venuta ed è alla seconda sigaretta. Intendiamoci, la pratica non mi dispiace affatto, ha quel nonsochè di totemico, di cibo rituale attraverso cui, per sublimazione, ci si impadronisce della forza di ciò di cui ti cibi. Ma anche una fettina di prosciutto col melone non è malaccio, suvvia, e ha pure il vantaggio che dopo non arriva il maiale a chiederti di accompagnarlo a comprarsi le scarpe in centro.
mela

(no subject)

La numismatica è l'unica forma di spogliatoio maschile dove, invece che a chi ce l'ha più lungo, si fa a chi ce l'ha meglio conservata.

Molto spesso mi sono soffermato a riflettere sulle piccole manie, idiosincrasie, psicopatologie quotidiane, essenzialmente perchè ne vivo parecchie sulla mia pelle; eppure sono abbastanza immune dalla sindrome del collezionismo. Amo il possesso in sè, ma una volta che soddisfo il mio temporaneo desiderio, difficilmente dedico all'oggetto le attenzioni maniacali che il vero collezionista usa nei confronti del suo feticcio.
Credo che la differenza fosse esemplificata da qualche scenziato inglese che distingueva tra don giovanni e casanova: il primo le metteva in batteria (In Italia seicento e quaranta; In Almagna duecento e trentuna; Cento in Francia, in Turchia novantuna; Ma in Ispagna son già mille e tre) e faceva lo spettacolo di musica e magia (ti trombo e poi sparisci), il secondo le corteggiava, ritornava a vedere come stavano, si legava. Il secondo, diciamocelo, doveva essere un gran rompicoglioni.

Per questo quando vedo un vero collezionista rimango sempre ammirato e un tantino basito, come se un circo molto esotico fosse arrivato in città: il vero collezionista infatti non è interessante in sè, ma lo diventa tantissimo quando si interfaccia con altri che condividono la sua passione: è in quel frangente che si scatena, ed è allora che si scopre che quello che per il resto del mondo è una cosa del tutto insignificante racchiude in sè un mondo che senza quella passione si potrà solo osservare dall'esterno. Ovviamente, hanno ragione quelli che continuano a ritenere insignificante l'oggetto in sè.

Io per esempio faccio collezione di tartufi viola bengalesi, una varietà rarissima che non solo non profuma il vostro risotto, ma che puzza di bambino che ha appena avuto un rigurgito. E voi?
mela

Aiuto, capiscioni!

Dunque.
Come forse ho già accennato, ultimamente mi sono dedicato alla caccia al rumeno truffaldino su eBay. Attività che mi permette di perdere del tempo che dovrei dedicare a cose più serie, ma che garantisce una notevole soddisfazione nell'immaginare il rumeno che sta già contando i soldini che riuscirà a spillare a ignari acquirenti affamati di telefonini, quando a dieci secondi dallo scadere dell'asta arrivo io e glieli compro tutti.
Mi sento squisitamente stronzo, perchè riesco a fare un danno a ben due tipi di persone: da un lato, il rumeno che voleva fregare e rimane fregato. Dall'altro, il "furbus italicus", una razza infetta di squallidi idioti i cui esemplari sono davvero convinti che un iphone su ibbei venga via a 300 euro nuovo di pacca, e che non hanno il minimo sospetto che un venditore che fino a ieri vendeva pezzi di moto o non vendeva niente del tutto si trovi all'improvviso tra le mani una cinquantina di cellulari da dar via al minor prezzo possibile. Visto l'entusiasmo con cui acquistano, immagino che non vengano nemmeno sfiorati dal sospetto che io gli stia salvando il culo, ma in cuor loro mi mandino maledizioni feroci per aver loro sottratto l'occasione di affidare la propria felicità ad un ciocco di plastica.

Dopo aver fatto acquisti su aste truffa per circa 400.000 euro*, tuttavia, sembra che il mio account sia diventato piuttosto noto in romania, e mi trovo sempre più spesso sulla black list dell'account di turno.
Che male c'è, direte voi: ti fai un altro account con dati qualunque e continui indisturbato. Purtroppo no, perchè l'amico gigante delle aste online, non riuscendo a impedire i furti di account esistenti, ha messo delle limitazioni alle nuove iscrizioni che di fatto non risolvono un tubo dal lato truffatori ma complicano la vita a me. In buona sostanza serve un numero di telefono fisso a cui farsi chiamare da ibbei che comunica un codice di sblocco, e ovviamente questo numero deve essere diverso per ogni account.

*Tranquilli, mica li pago davvero, eh....

Ed è qui che avrei bisogno del gentile aiuto dei miei quattro lettori. Tranquilli, non vi chiedo il numero di casa per metterlo in mano a un rumeno (anche se, limando un po' la storiella, potrebbe essere un'ottima scusa per farsi dare il numero da una tipa in discuteca. Una cosa tipo UNZ UNZ "Mi dai il tuo numero?" e lei "OK, 335..." "No, guarda, mi servirebbe il fisso. Poi se ti chiama eBay tu rispondi e mi dici che codice ti hanno detto, va bene?" "Ma sei scemo??? Jessica, chiama il tipo della security, questo è matto!!!" UNZ UNZ).
Però dovrebbero esistere dei concessionari di telefonia che assegnano numeri virtuali che possono apparire come telefoni fissi, e vorrei capirci qualcosa di più. Suggerimenti?
mela

spigolature

La particolare maledizione di avere un sacco di aggeggi supertecnologici consiste essenzialmente nel fatto che mai, mai e poi mai, si riusciranno a sincronizzare nello stesso modo tutti gli elenchi dei contatti.

Se prendiamo come assunto indimostrabile che ogni nuova espressione è tanto più pionieristica quanto meno censurate sono le sue manifestazioni, direi che possiamo dedurre che la televisione satellitare ormai è meno pionieristica di uno stuzzicadenti. Di sorca, anche solo per pubblicità a numeri a pagamento, non se ne vede più manco l'ombra: ci sono delle tipe che si agitano su un divano simulando peristalsi addominali, ma rimangono rigorosamente vestite.
Un po' si difendono gli arabi, per i quali però il più delle volte il concetto di "bella gnocca" si riduce più o meno a "essere umano dalle vaghe caratteristiche femminili priva di burka e di reggiseno". In alcuni casi sfortunati, tutto ciò non è minimamente sufficiente.

Non saprei se chiamarla sincronicità, ma lo stesso giorno in cui mi sono reso conto che il poker aveva preso il controllo della mia vita e ho messo in agenda che dovevo pensare seriamente a disintossicarmi, sono andato a cliccare su un link di spoof grazie al quale sono stato pelato all'istante di tutte le chips faticosamente guadagnate. Ora, io mi ritengo abbastanza esperto di internette da non cascare nel primo link di spoof che trovo, e infatti questa è stata la prima - e fortunatamente poco dannosa - volta. Ora però sono un po' preoccupato: il giorno che deciderò seriamente di smettere di fumare come minimo mi troverò nei pressi di un idrante che sta per esplodere.

Ma le casalinghe sadomasochiste ti versano addosso la cera per mobili?

A proposito di disadattati (ehi, ciao amici del blog! Avete fatto buone vacanze?), credo di essere vicino allo stato mentale in cui potrei passare una serata rinatato in un angolo con le ginocchia tra le braccia a ondeggiare guardando nel vuoto con gli occhi sbarrati. Il solo ostacolo che vedo è che ormai non arrivo più a stringermi le ginocchia tra le braccia. E in culo al six-pack!

Alterno fasi in cui il mio frigo è tragicamente vuoto a fasi in cui è tragicamente pieno. Una delle cose che mi scoccia profondamente è di sbattere via il cibo, cosa che però mal si accompagna ai momenti di compulsione in cui compro, ad esempio, due chili di zucchini per un euro sulle bancarelle.
Qualcuno ha una vaga e marginale idea di quanti dannati zucchini siano due chili?!? Di solito sufficienti a farmi chiudere il frigo disgustato e a scappare nel più vicino mac donald.